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COMUNICAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PAGINA SPECIALE PER LA RICORRENZA DEL 36. ANNIVERSARIO DEL TERREMOTO DEL 1980 IN IRPINIA

Post della pagina Facebook Francesco de Sanctis (Morra Si Vota):

 

Link di foto di Gerardo Di Pietro Morra dopo il terremoto

Link di foto di Delio Ambrosecchia Morra dopo il terremoto

Post della pagina Facebook Francesco de Sanctis (Morra Si Vota):

Nel ricordare il sisma, l'onorevole Giuseppe Gargani coglie anche l'occasione per replicare ad alcune recenti esternazioni del premier Matteo Renzi che di recente ha laconicamente dichiarato: "Per ricostruire Amatrice non seguiremo il modello Irpinia".

"Ho perso mio fratello per il terremoto a Morra De Sanctis - afferma Gargani - e quando sento certe cose mi verrebbe la voglia di presentare una denuncia per chiedere il risarcimento dei danni morali per questa provincia. Qui è nata la protezione civile, qui si è cercato di mettere in moto uno sviluppo sempre negato. L'Irpiniagate? E' stato un bluff".

- Condividiamo questa foto di Rocco Di Paola, fortemente emblematica, così come il commento postato in allegato che vi riportiamo integralmente:

"Con i soldi "puliti" si sono ricostruite le case, le chiese, i castelli e tutto il resto... ma niente ha potuto far tornare indietro chi ha perso la vita!

Si doveva ripartire da questo, che il sacrificio di quelle vittime doveva portare a un futuro migliore per questo paese, ricostruire in bene e con i sensi...ma se ad oggi la popolazione è diminuita più del 50%, il paese è senza vita, senza un'anima, senza niente e non si vede uno spiraglio positivo... evidentemente le decisioni prese non hanno portato i risultati sperati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- MERCOLEDI' SERA AL CIMITERO IL RICORDO DELLE VITTIME DEL TERREMOTO:

Ecco il programma delle iniziative che avranno luogo al Cimitero alle ore 19:00 di Mercoledì prossimo, 23 novembre, per commemorare degnamente le vittime morresi del terremoto del 1980, a 36 anni di distanza da quel minuto e mezzo che a partire dalle 19:34 anche nel nostro paese, come in quasi tutta l'Altirpinia, nel Salernitano e in Basilicata, seminò morte e distruzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23 novembre

Post della pagina Facebook Francesco de Sanctis (Morra Si Vota):

- STASERA AL CIMITERO LA COMMEMORAZIONE DELLE VITTIME DEL TERREMOTO:

Alle 19 di stasera il raduno presso l'ingresso del Cimitero per la deposizione della corona d'alloro al monumento che ricorda le vittime morresi del sisma.

A seguire, alle 19:30, la Santa Messa presso la Cappella del Cimitero.

 

- I NOMI DEI 47 MORRESI DECEDUTI IL 23 NOVEMBRE DI 36 ANNI FA A CAUSA DEL TERREMOTO:

1) Ambrosecchia Francesca n. il 20-8-1903 anni 77

2) Ambrosecchia Vincenzo n. il 30-7-1903 anni 77

3) Araneo Concettina n. il 21-11-1976 anni 4

4) Braccia Angela Maria n. il 10-2-1920 anni 60

5) Braccia Angela Rosa n. il 2-1-1921 anni 59

6) Buscetto Maria Rosaria n. il 2-1-1932 anni 48

7) Capozza Rosaria n. il 13-12-1902 anni 78

8) Caputo Maria Giuseppa n. il 8-11-1920 anni 60

9) Carino Agostino n. il 10-11-1957 anni 23 (di Andretta).

10) Covino Maria Rosa n. il 22-12-1907 anni 73

11) Di Leo Maria n. il 26-6-1930 anni 50

12) Di Sapio Rosaria n. il 26-3-1894 anni 86

13) Fazza Felicita Santa n. il 31-10-1906 anni 74 (in Pavese)

14) Grippo Alessandra n. il 4-5-1895 anni 85

15) Grippo Alessandro n. il 12-11-1904 anni 76

16) Grippo Mario n. il 20-12-1977 anni 3

17) Grippo Vito n. il 15-6-1926 anni 54

18) Guarino Luigi Giovanni n. il 24-6-1908 anni 72

19) Lanzalotto Donatangelo n. il 17-9-1974 anni 6

20) Lanzalotto Donato Angelo n. il 5-12-1916 anni 64

21) Maccia Angiolina n. il 14-12-1928 anni 52

22) Maccia Giuseppe Antonio n. il 4-8-1909 anni 71

23) Mariani Angelomaria n. il 8-6-1910 anni 70

24) Montemarano Angelica n. il 6-7-1901 anni 79

25) Natale Maria n. il 10-4-1940 anni 40

26) Pagnotta Rosa n. il 14-11-1975 anni 5

27) Pasquale Carmela n. il 17-11-1896 anni 84

28) Pavese Carmine n. il 19-4-1905 anni 75

29) Pennella Alessandro n. il 21-12-1975 anni 5

30) Pennella Lucia n. il 25-9-1926 anni 54

31) Pennella Maria Donata n. il 17-5-1925 anni 55

32) Ricciardi Silvia Onorina n. il 26-3-1907 anni 73

33) Sarni Lucia n. il 23-9-1907 anni 73

34) Sarni Maria Giuseppa n. il 5-8-1922 anni 58

35) Strazza Incoronata n. il 3-8-1901 anni 79

36) Vitiello Incoronata n. il 31-5-1932 anni 48

37) Zuccardi Rosa n. il 18-10-1898 anni 82

38) Buscetto Mariarosaria n. il 2-7-1977 anni 3

39) Covino Carmelinda n. il 12-1-1910 anni 70

40) Di Pietro Alfonso n. il 15-2-1942 anni 38 (in Lioni)

41) Di Pietro Angelo n. il 17-11-1974 anni 6 (in Lioni)

42) Di Pietro Ida n. il 18-11-1972 anni 8 (in Lioni)

43) Lardieri Maria n. il 20-7-1953 anni 27

44) Mariani sac. Bruno n. il 23-11-1931 anni 49 (in S. Angelo)

45) Perna Angela in Di Pietro n. il 18-7-1950 anni 30 (in Lioni)

46) Strazza Maria n. il 12-11-1914 anni 66

47) Strazza Maria Antonietta n. il 21-6-1956 anni 24 (presso l'Ospedale di Sant'Angelo dei Lombardi, dove lavorava come infermiera).

 

- I NOMI DEI 17 MORRESI DECEDUTI NEI GIORNI SUCCESSIVI AL 23 NOVEMBRE DI 36 ANNI FA A CAUSA DEL SISMA:

1) Braccia Angelo Maria n. il 18-11-1906 anni 74

2) Capozza Vita Maria n. il 19-2-1921 anni 59

3) Cicchillo Angela n. il 22-2-1915 anni 65

4) Consigliero Giuseppe n. il 25-9-1925 anni 55

5) Di Cola Mariantonia n. il 11-8-1894 anni 86

6) Di Paola Angiola n. il 13-1-1896 anni 84

7) Di Pietro Giuseppe n. il 29-5-1901 anni 798) Di Santo Rocco n. il 11-11-1891 anni 89

9) Gargani geom. Alfonso n. il 10-2-1937 anni 43 (a seguito di incidente stradale di ritorno ad Avellino da Morra col prof. Alfonso Mariani)

10) Giugliano Filomena n. il 23-10-1902 anni 78

11) Maccia Gerardo n. il 26-1-1901 anni 79

12) Mariani prof. Alfonso n. il 14-10-1933 anni 47 (a seguito di incidente stradale di ritorno ad Avellino da Morra col geom. Alfonso Gargani).

13) Pagnotta Lucia n. il 5-3-1892 anni 88

14) Pennella Antonio n. il 22-9-1901 anni 79

15) Pennella Maria Teresa n. il 29-6-1898 anni 82

16) Ricciardi Amedeo n. il 13-10-1896 anni 84 (ex Sindaco di Morra nel dopoguerra).

17) Sarni Carmela n. il 14-1-1904 anni 76

 

- Oggi 23 Novembre il pensiero non può non andare alle vittime del terremoto che 36 anni fa alle ore 19:34 di questo giorno si accanì sui nostri paesi, seminando morte e distruzione. Anche Morra non fu risparmiata dalla furia del sisma. 47 morti più altri 17 nei giorni seguenti per un totale complessivo di 64 deceduti. Pochissime le abitazioni rimaste in piedi, tante quelle crollate e ridotte a cumuli di macerie, ivi compresi la Chiesa Madre e il Castello, oggi fortunatamente ritornati agli antichi splendori. Grazie ai 76.064.000 euro (76 milioni di euro/150 miliardi di lire) giunti a Morra in questi anni, la ricostruzione è stata completata ma alcune scelte (abbattimento ex Canonica, Chiesa della Congregazione, Chiesa dell'Annunziata, Orologio comunale, Muro di Dietrocorte) lasciano non poche perplessità. Non si è voluto puntare sulla valorizzazione della c.d. agorà quale luogo di dinamico ritrovo aggregativo e commerciale attorno al Comune, tant'è che la maggior parte dei negozi sono sparsi in varie zone del paese mentre la gran parte delle abitazioni popolate si addensa nell'Area 3 a S. Antuono e in misura minoritaria nell'Area 1-Piano di Zona-Montecalvario. I rimpianti sono tanti, l'emergenza è un lontano ricordo ma la si poteva superare meglio. Fortunatamente, la collocazione dell'area industriale ha attenuato i danni, apportando nei primi anni degli insediamenti grandi benefici sotto il profilo occupazionale sebbene in questi 36 anni Morra abbia perso complessivamente più di 1.000 abitanti (2.358 nel 1981, 1.297 a fine 2015), pagando così un notevole tributo in termini demografici a causa dell'emigrazione indotta dal sisma. Come si suole dire "ormai è andata" e oggi non ci resta che concentrarci sulla commemorazione di tutte le 2.914 vittime del sisma, abbandonandoci nel contempo al ricordo di quella Morra di un tempo, di quartieri come i Buulardi, Via Forno, Via Marotta e di luoghi simbolici come l'ex Casa Canonica nei pressi della Chiesa Madre, la Chiesa della Congregazione, l'Orologio comunale, la Chiesa dell'Annunziata (oggi Anfiteatro) andati purtroppo perduti.

 - Il video del dott. Antonio Mignone che documenta attraverso numerose foto Morra nell'immediato post-sisma

https://www.youtube.com/watch?v=TcYWL7rVw-E&feature=share

 - Ecco un altro video documentante Morra ad una settimana da quel drammatico 23 novembre 1980 di cui oggi ricorre il 36mo anniversario

https://www.youtube.com/watch?v=WDhBx56fvtM&feature=share

 http://napoli.repubblica.it/cronaca/2016/11/23/news/trentasei_anni_dopo_il_sisma_dell_irpinia_l_rabbia_dei_sindaci_nell_area_del_cratere_ricostruzione_infinita_nei_paesi_des-152611859/

 http://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/15_novembre_22/terremoto-sisma-irpinia-23-novembre-1980-35-anni-fa-ricordo-anniversario-ba7dc544-9136-11e5-bbc6-e0fb630b6ac3.shtml

 http://www.meteoweb.eu/2016/11/terremoto-irpinia-a-36-anni-dal-sisma-mancano-ancora-finanziamenti-ecco-la-tormentata-storia-della-ricostruzione/793772/

 http://www.canale58.com/articolo/cronaca/3/retata-antidroga-5-arresti-a-gesualdo-e-villamaina/27079

 http://www.tusinatinitaly.it/articolo/cronaca/3/maxi-operazione-anti-droga-all-alba-a-villamaina-e-gesualdo/24956

 

 

QUI IN BASSO HO AGGIUNTO ALTRE MIE  POESIE ISPIRATE DAL TERREMOTO

E DALLE SUE CONSEGUENZE A MORRA DE SANCTIS

 

Questa poesia la scrissi in ricordo del terremoto a Morra De Sanctis nel 1984, Ora la dedico anche alle vittime del terremoto delle regioni recentemente colpite.

 

TRAGICO RICORDO

 

O mio paese, nel tuo cielo plumbeo

volano le nuvole

e le cornacchie gracidano

al vento che sibila tra le fessure

degli improvvisati ricoveri,

ravvivando il ricordo

dell'immane catastrofe.

Si scosse la terra percossa

dalla verga adirata dei giganti

e rimbombarono le valli di boati e gemiti.

Sulla crosta instabile, come fuscelli al vento,

crollarono gli edifici degli uomini.

Le case si sgretolarono

e cento fionde omicide balestrarono le pietre,

tra le muraglie antiche s'inseguirono i demoni:

mille e mille giacciono i cadaveri nella recente polvere.

Gli atterriti superstiti cercano i loro cari sotto le macerie.

O vecchierello, che sereno occaso

speravi a lunga vita e faticosa,

rapida venne la notte col suo manto lugubre

e la magione ch'innalzasti un giorno

sudato frutto d'una vita dura

fu tomba ingrata alle tue speranze.

O giovanette, che di speme rosea

l'alma tingeste pei futuri giorni,

nell'aria scura della sera omicida

lasciaste il velo candido per andare ad altre nozze.

E nella barca colma di anime che vi raggiungono,

affrettandovi, al salmodiar degli spiriti,

nel fiume Lete dimenticate i sogni del mondo.

Ma sulla terra gli uomini ancor s'ingegnano

a suscitare l'odio nel cuor dei loro simili

ed al cielo minacciosi ergono la superba fronte.

Stolti, non cercano in natur che vegeta

nel suo manto splendido, nell'immensità del cielo ceruleo,

pace e giustizia tra i diversi popoli.

A che la lotta? A che l'odio?

Preda noi siam dell'attimo fuggevole

ch'annientar può il lavor di secoli.

Nulla è durevole,

solo amore o odio saran con noi eterni

quando cadremo proni nella polvere

 Gerardo Di Pietro

 

Novembre 1984

 

BELLA TI CANTAI

 

Di dolci ricordi riempisti i miei lunghi anni d’esilio,

o mia terra lontana.

Nella mente ogni casa, ogni campo,

ogni fiore, ogni siepe, ogni fontana

belle apparivano nei ricordi di giovinezza.

Se la tristezza velava il mio cuore,

mi rifugiavo all’ombra fresca

dei tuoi castagneti in fiore, o sognavo

la calma d’un bel tramonto d’oro

 e, nell’attesa dell’imminente sera,

l’aria fragrante di agresti fiori,

cantavano i grilli la canzone

all’anima travagliata dal dolore.

Bella ti cantai nella corona dei colli

che t’ammirano da lontano,

bella di aria e di luce, di venti e di pioggia,

dell’odore della tua terra, della tua gente

che cantava nei campi d’oro di grano,

dell’arida canicola e dell’arsura

che dissetavo alle tue limpide fontane.

Ma, quando alla fine del mio peregrinare

a ricercarle venni,

tristemente chiocciava

nelle vasche abbandonate l’acqua insalubre,

coperte pietosamente da rovi ed edera,

piangevano sommesse, pozzanghere inutili.

O terra mia, nelle vie deserte di sera,

negli scheletri delle tue case nuove,

negli occhi stupiti dei vecchi

tornati bambini,

invano ansioso cercai

il palpito antico del tuo grande cuore

e il trillo festoso e giulivo

delle rondini a primavera.

 

 

SORELLA MORTE

 

Morte, non venisti sorella,

la fronte ornata da rose vermiglie,

a passi lievi, quasi come un’ombra

che dolce chiude

lo sguardo già stanco,

ma con gran clamore

apparisti,

col passo pesante

che affonda profondo,

lasciando orme intrise di sangue,

sotto calcinacci e polvere.

A mezzo le parole e i sogni rimasero,

in quella tiepida sera d’autunno,

incompiuti i pensieri e la vita.

 

1999

 

VENTO D’ESTATE

 

Il vento ravviva la brace di stelle

tra la cenere di nuvole

e le lucciole appena s’alzano ricadono,

spegnendosi nell’erba.

Come scheletri

stanno in piedi i grigi pilastri,

nei vani aperti delle case a metà costruite.

I recinti di lamiere dei cantieri

oscillano, cigolando,

come corazze arrugginite di un’armata invisibile.

Non un’anima viva; nell’aria sento odore di acqua vicina,

il tempo si mette a temporale.

Tacciono i grilli,

una luce si spegne dietro una persiana.

Ombre sono i vecchi attori

nella strada deserta,

ombre vaganti nello scenario nuovo.

Vuota è la platea;

altro il dramma, altre le scene,

altro il regista che sceglie le comparse.

Fioche col vento m’arrivano le voci d’allora,

le facce sbiadite dalla nebbia del tempo.

A sinistra un palazzo semidiroccato

sta ricevendo il cerone, 

maschera illusoria su fondamenta deboli.

Fuori tempo, fuori secolo lo spettatore,

passata è ormai la recita di „Cuore".

Oggi a teatro è di moda „L’avaro", e „Servi e padroni".

Lontana una civetta malaugura su di un ramo:

chi sarà di turno domani?

 

Settembre 1991

 

FIGLIA DEL VENTO

È figlia del vento la balza assolata

creata da volubili soffi di favonio,

trapunta di rosso, bianco, giallo, ciclamino e malva.

Bombi e calabroni ronzando succhiano il nettare,

silenziose volteggiano, figlie del sole, le farfalle.

Insecchiti e malinconici tra le sterpaglie

gli olmi, al ciel protesi i rami spogli, pietade chiedono.

Imponenti sui cretosi pendii, al di là del torrente,

di mese in mese nuove dimore s’aggiungono

custodite da vecchi settuagenari.

Decine di strade s’inerpicano,

ramificandosi tra gli incolti calanchi;

occhieggia il laghetto d’artificio.

Sulla collina malinconiche

giacciono le pietre antiche di memorie storiche,

a vergogna dei posteri.

Ricordo il passato rimane; traccia di memoria.

Giù, a valle, nei terreni che furono fertili,

bagnati dall’acqua dell’Ofanto,

scorre il fiume povero d’acqua e di genti,

rammentando il sangue romano e punico.

Invano cerco l’oro dei campi di grano,

invano l’orecchio tendo

a riascoltare il lento canto dei mietitori nella canicola.

L'asfalto colpito dal sole genera traveggole,

fata morgana di falso benessere.

Enormi edifici sorgono

 per i figli che non nascono,

conseguenze d'una borsa facile.

La giungla inghiotte antiche fontane,

livella pendìi, forre e cunicoli.

L’uomo, stanco di combattere

con la sua terra povera,

 l’abbandonò ed emigrò all’estero.

Ed ora il vento a capriccio semina.

 

Gennaio 1990

 

LA MIA TERRA

 

O terra mia, dalla gente dura e forte

come le tue pietre,

dallo spirito solitario

come le tue disperse pasture,

travolgente

come 1'acqua dei tuoi torrenti,

nudo e scabro come le tue ripe scoscese,

spinoso come i ricci dei tuoi castagneti,

selvaggio e gentile

come i tuoi fiori di campo,

allegro e fresco

come l'acqua delle tue fontane,

scottante come il sole di luglio,

gelido come una notte d'inverno,

mesto e solenne

come i tuoi fiammeggianti tramonti,

sereno come una notte d'estate»

Amo il loro spirito fiero e rozzo

che natura ha abbozzato, indomito e laborioso,

che non soccombe all'avversa fortuna.

O terra mia! La nostra gente è parte di te,

come le tue spine

che fioriscono di bianco a primavera,

come le tue messi dorate,

come l'aspro sapore del tuo vino,

come il tuo sembiante ferito, già agonizzante,

ed ora fremente

al bacio della nuova vita.

Amo le tue ferite ancora aperte che odorano di ricordi.

Amo la nostra gente,

le loro ire e i loro rancori,

i loro litigi e le loro gelosie, le loro gioie e le loro lacrime.

Li amo come amo la vita,

Li confondo con te...

e io mi confondo con loro.

 

Giugno 1985

 

 

 

 

IL CASTELLO DI MORRA DE SANCTIS

Maggio 1983

 

ai secoli remoti a noi imposto,

sulla collina ergevi la tua mole,

vecchio castello alla bufera esposto

restavi altero, senza dir parole.

 

Ora anche tu ricopri di rottami

le tue memorie di armi e cavalieri,

le antiche lotte, i celebri certami,

le use insegne dei castellani fieri.

 

Tu proteggesti, nei tuoi primi anni,

la vita e i beni di nostre contrade

dall'armi avverse, dai tessuti inganni

dei suoi nemici giunti a queste strade.

 

Or tu riposi, qual Capaneo non domo,

vinto dal fato e dalla sorte ria,

e invano aspetti che uno mano d'uomo

venga a ridarti lo splendor di pria.

 

Forse t'accora sapere che la sorte

non fu benigno al paesello amato,

su cui volando, l'Angel dello morte,

lasciò così infelice e devastato.

 

Non dubitar, però, che la tua gente

saprà trovar la via dei suoi avi,

razza non è che sa' giacer vilmente

a saccheggiare il miele d'altri favi.

 

Un tempo certo, non assai lontano,

Morra risorgerà a te d'intorno,

e nel suo seno, tu cercherai invano

le piaghe tristi del nefasto giorno.

 

GERARDO DI PIETRO

 

IL CIMITERO SENZA RICORDI

 

Il lago riluce sotto il sole di luglio,

svaniscono i monti azzurrognoli

nell’orizzonte lontano,

nella foschia della canicola

le rondini volano garrendo

divorando a volo gli insetti.

Il vento caldo sferza gli alberi,

e il triste cimitero di case nuove,

vuote di gente e di ricordi,

mura fredde, che mai hanno ascoltato

le grida gioiose di un bimbo,

e la ninnananna di una mamma,

che mai hanno asciugato

il sudore dell’uomo,

stanco dal lavoro dei campi.

Case dove non c’è più

l’ultimo respiro degli antenati,

dove mura di cemento

schermano ogni ricordo.

Una muta di bavosi cani randagi

scende per la strada

con la lingua penzoloni,

tra le mura nuove

del cimitero abbandonato.

 

Novembre 2000

 

FANTASMI

Ci sono tante porte e finestre

nei muri grigi di pietra;

dietro i vetri bluastri si vedono i fantasmi;

centinaia di fantasmi che urlano senza voce

nel palazzo abbandonato.

Tanti buchi nei muri che gemono al vento,

si scaldano al sole.

S’infilano zénzele di nuvole

strappate dal vento nei vani vuoti.

L’urlo dei cani randagi

discende lugubre sui tetti

degradanti nelle notti buie senza stelle.

Vuote le strade, vuote le piazze

e le case, pieno il cimitero di salme giornaliere.

 

Febbraio 2000

 

VENTO DI MAGGIO

 

La mente colma d’immagini

distribuisce i ricordi nello spazio vuoto,

attraverso i vani senza muri

uno scapigliare d’erba al vento fresco di maggio.

Silenzio di siesta di primo meriggio

attira i fantasmi

che vengono in punta di piedi,

ad uno ad uno,

scusandosi al loro apparire

e popolando la scena risorta.

L’angolo cerco

dove insieme acquattati

aprivamo la rozza finestra

sul mondo mai conosciuto,

sotto il portale consunto dai secoli

vicino al buco della porta

dove il gatto usciva ed entrava

alla ricerca di topi e di sole.

Nel silenzio dell’aria mi par di sentire

i gridi giocondi di sciami di bimbi

rivivere i giochi dei padri, mentre,

all’ombra sedute, le giovani,

ricamavano il loro corredo.

Dorme ora nel silenzio la strada deserta,

fiancheggiata di vuoti

e di risorte speranze; mura fredde,

vani vuoti di nuove generazioni che stentano a nascere;

solidi mausolei,

sui quali già s’affaccia l’ombra del crepuscolo vicino.

 

 

HABITAT DISTRUTTO

 

Chi vuol conservare le memorie può cementarle:

a metro cubo si paga il sarcofago;

nuovi sono nomi e nomignoli, altro l’aspetto estetico.

Dall’anno zero ricomincia la storia e le cicale

non la raccontano più alle rondini:

verso luoghi più ospitali volarono

i giulivi volatili.

Distrutte le acacie,

cicute e clematidi,

per i tacchini...

crocidano le macchine;

condannato è l’azzurro

tetto di poliestere

e il serpe non ha più la tana

fra le pietre.

Soli sulle antiche scale,

ancora i vecchi

siedono, indolenti e apatici,

impotenti assistono

alle memorie che scompaiono;

quasi estranei

in un mondo caotico che

strappa le sue radici

per sopravvivere.

Ma, dietro gli sguardi vitrei,

s’indovinano i ricordi di chi non dimentica,

che il vento disperde nell’aria con i granelli di polvere.

E chiudendo gli occhi

riodono il belare della capra il grugnire del maiale,

il raglio dell’asino e la giovane sposa

issare la fascina sopra il cercine.

A sera, dopo il duro lavoro dei campi,

il disputar concitato nelle osterie giocando alla briscola.

Anche i muri passeranno alla storia:

sacrifica, o popolo, il passato al labaro,

forse, un giorno suoneranno di nuovo le trombe di Gerico.

Tutto nel mondo è mutevole,

lasciamo al vaglio dei secoli la storia,

il giudizio ai posteri.

Solo l’Eterno immutabile è la misura unica.

Non ha tante stelle il cielo

quante sono le ambizioni degli uomini

 

Es lebe die sorglose Jugend!

Ohne Ehrfurcht für das Alter.

 

Settembre 1990

 

TRA LE ROVINE

 

Eri là, nell'angolo rimasto in piedi della casa diroccata,

a lucidare con la sabbia

le pentole di rame per la Pasqua.

Lucidavi e cantavi, nella tua casa,

ogni anno benedetta.

Chissà perché, un giorno

l'acqua Santa non volle più portarti

l'Augurio di Buona e Santa Pasqua.

Ma io ti vedo attendere ancora

quando passo davanti alle rovine,

misera e povera casa,

ora che hai aperto al cielo il tuo semplice segreto

e le ortiche vegetano dove posavi gli instancabili piedi.

Madre di numerosa prole

parlavi ai tuoi figli col cuore

e, come chioccia coi suoi pulcini, li proteggevi

attenta che non facessero loro del male.

Nella povertà era la tua forza

e la tua volontà la tempravi agli stenti della vita quotidiana.

Facevi parte di una razza che e ormai in via di estinzione.

 

1987